Trattare la sindrome d’astinenza

Che cosa s’intende per “trattamenti di disassuefazione?”

Per “trattamento di disassuefazione” si intende ogni intervento che permetta di sospendere senza danni un farmaco o una sostanza alla quale si sia assuefatti.
Cosa significa assuefatti?
Ogni farmaco produce degli effetti cioè delle modificazioni nel funzionamento del nostro organismo.

Per esempio: se si dà un antibiotico a chi ha la polmonite, la modificazione consiste nell’uccisione dei batteri che, in questo caso, si trovano nei nostri polmoni; se si dà un sedativo ad una persona agitata la modificazione consiste nel far funzionare a ritmi diversi diverse vie nervose la cui attivazione o inibizione corrisponde a diversi stati d’animo.

Se un farmaco viene somministrato continuamente per lunghi periodi può succedere che l’organismo finisca gradualmente per adattarsi alla sua presenza.

Detto in altre parole questo organismo metterà in moto dei meccanismi che gli permettano di funzionare come al solito nonostante la presenza del farmaco.

L’equilibrio biologico di questo organismo comprenderà anche la presenza di un certo farmaco a determinati dosaggi.

Quindi questo farmaco avrà apparentemente perso efficacia perché somministrandolo regolarmente non si rileveranno modificazioni evidenti.

Questa è la situazione cosiddetta della tolleranza o assuefazione.

Come abbiamo appena spiegato nella situazione di “tolleranza” l’equilibrio dell’organismo prevede la presenza del farmaco.

Pertanto se il farmaco viene bruscamente sospeso questo equilibrio può rompersi e possono comparire una serie di disturbi che non sono una vera e propria malattia, ma solo un insieme di sintomi cioè in linguaggio medico, una sindrome.

Poiché questa sindrome compare in seguito alla astensione da un farmaco si chiama “sindrome da astinenza”

Quali sono i sintomi della “sindrome da astinenza?”
Ci sono diversi gruppi di sostanze che possono dare “sindromi d’astinenza” e per ogni sostanza i sintomi sono naturalmente diversi.

In genere tuttavia si può dire che compaiono sintomi che sono l’opposto dell’effetto della sostanza.

Per esempio, se un farmaco ha in una persona normale un effetto ipotensivo (cioè abbassa la pressione del sangue) la sua brusca sospensione in una persona dipendente darà un aumento della pressione, se un farmaco ha un’effetto ipnotico (cioè fa dormire) la sua sospensione darà insonnia, ecc.

Quali sono le principali sostanze d’abuso che danno sindromi d’astinenza?
Attualmente le sindromi d’astinenza più frequenti sono quelle da oppioidi, quelle da alcol e quelle da benzodiazepine.

Cosa succede a chi ha una sindrome da astinenza da oppioidi?
(eroina, metadone, pentazocina ecc.) Chi è dipendente da oppioidi in maniera pesante, comincia dopo circa 12 ore a presentare irritabilità, malessere generale, turbe del sonno, desiderio di assumere droga.

In seguito possono insorgere: brividi, sudorazione, “pelle d’oca”, dolori articolari, aumento della frequenza cardiaca (maggiore di 80 battiti al minuto), aumento della pressione arteriosa; nei casi più gravi, diarrea, nausea, vomito.

Le pupille sono dilatate. Il paziente trova tutto fastidioso, non riesce a riposare in nessuna posizione, non sopporta più sé stesso.

Questa sintomatologia è più intensa dopo circa 48 ore e scompare nel giro di circa 4 giorni, per chi assume solo eroina.

Nel caso di dipendenza da metadone la sintomatologia, che è generalmente meno intensa, inizia dopo 48 ore e scompare nel giro di circa 10 giorni.

Quali pericoli comporta la sindrome da astinenza?
La sindrome d’astinenza da oppiacei non comporta pericoli per le persone sane.

Chi ha problemi di salute quali: ipertensione arteriosa, malattie di cuore, epilessia, psicosi, epatite acuta, deve tuttavia essere trattato in regime di ricovero.

Le donne incinte devono immediatamente essere affidate a un centro competente in quanto l’astinenza ha gravi conseguenze per il feto (fino all’aborto).

Come si tratta la “sindrome da astinenza?”
Ci sono vari metodi per eliminare o attenuare il dosaggio della sindrome d’astinenza, sia farmacologici che non farmacologici.

Questi ultimi sono attuabili più facilmente in ambienti protetti (come le comunità terapeutiche) e più che a togliere la sintomatologia mirano a creare le condizioni psicologiche per tollerarla meglio.

Questi metodi non vanno usati con le persone che presentano le malattie a cui abbiamo accennato prima.

I metodi farmacologici sono di tre tipi: sostitutivi, non sostitutivi, sintomatici.

Quali sono i metodi sostitutivi?
I metodi sostitutivi sono quelli che si basano sulla sostituzione dell’eroina con un oppioide (per esempio metadone o morfina) il cui dosaggio viene gradualmente ridotto a zero nel giro di pochi giorni.

Quali sono i metodi non sostitutivi?
I metodi non sostitutivi si basano sull’uso di una sostanza chiamata clonidina (Catapresan) che non è né un oppioide né uno psicofarmaco (è in commercio come antiipertensivo).

Questa sostanza pare agisca sulle stesse strutture nervose su cui agiscono gli oppioidi, ma attraverso una via diversa che non comporta effetti sull’umore né rischi di dipendenza.

Poiché questa sostanza agisce anche sull’apparato cardiovascolare (cuore e pressione arteriosa) non è adatta a tutti e deve comunque essere usata sotto controllo medico.

Chi usa clonidina deve fare attenzione:
alla frequenza cardiaca che può abbassarsi troppo (meno di 60 battiti al minuto);
alla pressione arteriosa che può abbassarsi troppo quando si passa dalla posizione stesa a quella in piedi;
alla sospensione troppo brusca del farmaco che, in casi molto rari, può causare crisi ipertensive “di rimbalzo”.
Il farmaco non è inoltre indicato per chi ha sofferto di depressione dato che, a causa del suo meccanismo d’azione, potrebbe portare a una ricaduta di questa malattia.

Per l’uso della clonidina (Catapresan) è necessario, inoltre, ottenere il consenso informato del paziente, poichè tra le indicazioni terapeutiche previste per l’autorizzazione all’immissione in commercio, non compare il trattamento della sindrome da astinenza da oppiacei. Esistono, peraltro, numerose pubblicazioni scientifiche che ne avvalorano l’uso in tale situazione.

Quali sono i metodi sintomatici?
I metodi sintomatici sono quelli che utilizzano farmaci attivi sui vari sintomi via via che si presentano: sedativi per l’ansia, antinausea per la nausea, ecc. Lo svantaggio di questi metodi consiste nel fatto che spesso si è costretti ad usare un gran numero di farmaci, con rischi di interazioni.

Inoltre a volte viene richiesto l’uso di psicofarmaci che possono a loro volta creare problemi di dipendenza.

Perchè si fanno questi trattamenti, se sono così frequentemente seguiti da ricadute?
La legge riconosce a chiunque abusi di sostanze stupefacenti il diritto di fare un tentativo di disassuefazione.

E’ compito dei Servizi Tossicodipendenze fornire al paziente le informazioni e il supporto specialistico che permette di evitare interventi inutili.

Inoltre le conseguenze negative dell’abuso di sostanze illegali sono anche legate al loro costo. Un trattamento di disintossicazione può quanto meno consentire di ridurre il grado di tolleranza e quindi di ridurre i danni economici collegati al costo dell’eroina.

Quali sono le conseguenze a lungo termine di una sindrome d’astinenza?
Non ci sono conseguenze a lungo termine della sindrome di astinenza da oppiacei.

E’ descritta una “sindrome d’astinenza protratta” che riguarda specialmente, ma non esclusivamente, chi è stato dipendente da metadone, della durata di alcuni mesi che consiste in: sonno disturbato, nervosismo, stanchezza, “umor nero”, desiderio di assumere oppiacei.

Tutti questi disturbi non richiedono trattamenti, tanto meno con psicofarmaci che impedirebbero un normale “recupero” dei sistemi neuronali interessati.

E’ invece indicato un sostegno di tipo psicologico da parte del medico curante che rassicuri il paziente sul suo stato di salute e si sono rivelati utili metodi non farmacologici e misure di tipo igienico (dieta adeguata, esercizio fisico, tecniche di rilassamento, ecc.)